L’interpretazione a “geometria variabile” che Beppe Grillo ha della democrazia è ormai cosa nota, a poco più di 2 anni dalla mia tesi di laurea posso ringraziare il comico genovese per aver confermato molte dei punti attorno cui ruotava il mio lavoro.

All’epoca Grillo teneva un tono ancora molto giullaresco, insultava si, ma in maniera canzonatoria, dava nomignoli, costruiva iperboli, e mandava tutti a f.

Dalle scorse elezioni amministrative ha cambiato registro, ha capito che il M5S aveva sfondato nelle menti degli Italiani, e quindi anche Grillo ha iniziato a credere nel suo progetto politico nato un po’ per burla.  (Chiamava il movimento la mia piccola P2)

Il registro linguistico di prima: l’irrisione degli altri, i politici descritti come ridicoli commedianti di una pantomima da dissacrare (Sarà una risata che vi seppellirà. -Bakunin-), ha lasciato spazio al nuovo registro molto più greve. Grillo ha assunto la narrazione bellica. Lo ripete come un mantra: “siamo in guerra, siamo in guerra” “siamo con l’elmetto”, e infonde coraggio ai suoi descrivendo “i nemici” come già morti. Leggi il seguito di questo post »

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