L’interpretazione a “geometria variabile” che Beppe Grillo ha della democrazia è ormai cosa nota, a poco più di 2 anni dalla mia tesi di laurea posso ringraziare il comico genovese per aver confermato molte dei punti attorno cui ruotava il mio lavoro.

All’epoca Grillo teneva un tono ancora molto giullaresco, insultava si, ma in maniera canzonatoria, dava nomignoli, costruiva iperboli, e mandava tutti a f.

Dalle scorse elezioni amministrative ha cambiato registro, ha capito che il M5S aveva sfondato nelle menti degli Italiani, e quindi anche Grillo ha iniziato a credere nel suo progetto politico nato un po’ per burla.  (Chiamava il movimento la mia piccola P2)

Il registro linguistico di prima: l’irrisione degli altri, i politici descritti come ridicoli commedianti di una pantomima da dissacrare (Sarà una risata che vi seppellirà. -Bakunin-), ha lasciato spazio al nuovo registro molto più greve. Grillo ha assunto la narrazione bellica. Lo ripete come un mantra: “siamo in guerra, siamo in guerra” “siamo con l’elmetto”, e infonde coraggio ai suoi descrivendo “i nemici” come già morti.

A sinistra gli danno del Fascista, ma è più un riflesso condizionato, in realtà il linguaggio adottato da Beppe Grilo è molto più simile ad una sinistra (o ad una destra) extraparlamentare degli anni 70.
Per chiarezza, non intendo che si assomigliano nei contenuti, ma nella forma: Vi ricordate i comunicati deliranti delle BR? E i comunicati di Grillo? Ultimamente poi ha alzato il livello dello scontro (come si diceva una volta) e ha assunto quel tono da Sub-comandante Grillos per la liberazione dalla casta
La parola che Grillo sempre sotto intende, ma mai dirà è “RIVOLUZIONE”.

Se si inquadra la sua comunicazione in quest’ottica tutto quadra: Grillo ha instaurato la legge marziale tra i suoi “soldati” ha cioè attuato la sospensione dei diritti democratici per uno scopo superiore, la rivoluzione.

Quando la mia tesi sul Movimento 5 Stelle iniziò a circolare via web, mi contattarono diversi ex militanti del Movimento confermando che quanto affermavo nel mio lavoro era tutto vero e che il dibattito interno al movimento veniva sistematicamente eliminato se generava attriti di vedute, come ad esempio a Bologna veniva sistematicamente censurato chi volesse parlare di eliminare “il finanziamento pubblico alle scuole private”.

La stessa cosa afferma oggi Serenella Spalla, una ex-militante del Movimento:
«Se il Movimento 5 Stelle deve diventare la nostra Alba Dorata meglio uscirne subito. Grillo ha completamente perso il controllo. All’inizio, quando mi sono avvicinata al Meetup, non era affatto così».
Cosa ne pensa della scomunica di Grillo?
«Una reazione di questo tipo dà totalmente ragione alla nostra protesta. È un crescendo continuo. Ogni post diventa sempre più aggressivo e più violento. Si chiede un sempre maggiore allineamento. Io però non mi sono mai considerata un soldato ».
Secondo lei c’è molta gente, dentro al Movimento, che non parla perché ha paura?
«Nel Movimento c’è il terrore di parlare. Si chiama “la sindrome di Cento”. Si è diffusa dopo che la piccola lista in provincia di Ferrara è stata cacciata solo per aver chiesto le ragioni dell’espulsione di Valentino Tavolazzi». Quindi se si fa parte del M5S non si fanno domande, non si sollevano dubbi, non si discutono gli ordini, la rivoluzione non è mica un gioco da ragazzi, o sei con la rivoluzione o sei contro la rivoluzione.

Paradossalmente questa strategia è la stessa usata dai decreti d’urgenza del governo Berlusconi in nome di uno scopo superiore si scavalcavano regole e norme affidando l’emergenza alla protezione civile, anche quando non c’era nessuna emergenza.

Non l’ha certamente inventata Berlusconi questa tecnica, comunicare costantemente una condizione di emergenza e di straordinarietà per giustificare una riduzione dei presidi democratici è vecchia come il mondo.
Con buona pace di chi vede in Grillo la novità.

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