Cosa si nasconde dietro queste pagine che sembrano innocue ed invece nascondono delle vere e proprie truffe?
6000 mi piace in 6 ore, e poi sempre di più in maniera esponenziale e commenti e condivisioni e la pagina si diffonde come un’onda che ne genera tante altre, inarrestabile… è la viralità in rete. Il santo Graal di ogni responsabile di web marketing.

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In questi giorni però Facebook è invaso da pagine che promettono facili vincite di prodotti apple che non potrebbero essere venduti perché non sigillati.

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Una classica bufala, aggravata dal fatto che il link contenuto nel messaggio della pagina, quello dove in teoria si dovrebbe controllare le vincite, rimanda ad una pagina web che con l’inganno costringe ignari naviganti ad iscriversi a dei servizi in abbonamento per cellulari che possono arrivare a costare anche 5€ a Settimana. Ne parla anche il Corriere della Sera.

Ho deciso di intervistare Cristiano Carriero, in merito cercando di capire chi fa queste pagine e perché? E chi guadagna da questi specchietti per le allodole per utenti un po’ creduloni della rete.

1) Cristiano Carriero Account Executive di Lampone media, puoi dirci in tre righe chi sei, e cosa fai?

Sono un curioso. Un amante della scrittura. E del Marketing. Mettendo queste due cose insieme si ottiene una figura nuova, dalle nostre parti lo chiamiamo Community Manager. Mi occupo di seguire i progetti legati all’advertising, on-line e off-line. E soprattutto sui social che adoro. Ne gestisco una ventina, grazie allo staff Lampone. Curo contenuti, creo discussioni, monitoro l’andamento delle campagne. Faccio networking. Lavoro più di 8 ore al giorno, ma per fortuna faccio un mestiere che adoro.

2) Parliamo di web marketing, e più precisamente di quelle pratiche di web marketing che usano pratiche “politically scorrect” per accumulare “followers”, “mi piace” e “condivisioni”. Chi sono e perché lo fanno?

Conosco diversi siti che offrono questi servizi. Mettendo da parte l’etica è un business come un altro. Tra l’altro costa molto poco. Giusto per dare un’idea, su Seoclerks 10.000 fan di Facebook costano poco meno di 20 dollari. Queste “agenzie” vendono la promessa di poter comprare una massa critica sui social senza sporcarsi le mani. Senza lavorare sui contenuti e di conseguenza senza investire in tempo e risorse. Faclie no? Il punto (banale) è: a che servono se poi non interagiscono? Le aziende devono capire che davvero bastano 400 fan se sono quelli giusti. Soprattutto se si tratta di aziende B2B. Certo, lavorare per Coca Cola è più semplice.

3) Chi è disposto a pagare per avere una pagina piena di mi piace ottenuti con l’inganno?

Chi pensa che il lavoro sia finito lì. Un imprenditore dice: perchè devo investire su uno che mi sta tutto il giorno sui social? E perché devo pagare un’agenzia per costruirmi una strategia? Aggiro il problema e compro fan e follower. E poi? Ancora sento gente che mi chiede di “scalare posizioni su google”. Il periodo della cuccagna è finito. Per farsi notare bisogna farsi valere.

4) Mi ricordo molti anni fa ci furono molte polemiche per una gruppo fb (prima dell’arrivo delle pagine fan) che improvvisamente cambiò nome sotto elezioni passando da gruppo di solidarietà per una causa molto “emotional” a gruppo a sostegno di un partito di centrodestra. Oggi mi hanno segnalato questa pagina che ha ottenuto più di 6000 mi piace in poche ore, e sembra crescere a ritmi impressionanti, possiamo considerarle truffe?

Ricordo diversi casi del genere e credo sia il motivo per il quale facebook ha attuato dei sistemi che consentono di cambiare nome una volta sola ma con apposita motivazione, riservandosi il diritto di non accettare la richiesta. Il caso dei computer regalati, di questi giorni, mi puzza molto. Innanzi tutto non è da Apple regalare prodotti. Perché dovrebbe farlo? Secondo, non potrebbe farlo in quel modo. Facebook vieta di usare i suoi sistemi (il mi piace, la condivisione) per scopi commerciali, ma la cosa che mi sorprende di più è la qualità delle persone che cascano nel tranello. Gente che lavora in azienda, manager, persone di cultura. Questo mi fa pensare che c’è bisogno di educazione sui social, e che la truffa, perché di truffa si tratta, è dietro l’angolo. Più che preoccuparci di Facebook, e della privacy, ci dovremmo preoccupare di leggere meglio postille e regolamenti dei concorsi ai quali partecipiamo. Dov’è il regolamento in questione? E perché l’azienda non lo promuove anche sul suo sito. E intanto i “mi piace” aumentano.

Sicuramente segnalare queste pagine è una buona pratica, in fin dei conti sta soprattutto agli utenti denunciare abusi e truffe su facebook. Come al solito l’ironia non tarda mai a colpire in rete, e così c’è chi decide di trollare la pagina inserendo foto di auto di lusso in regalo oppure chi decide di sfruttare l’occasione per fare creare pagine ironiche sul fenomeno.

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