Sto iniziando a scrivere questo post, e non sono ancora molto certo di cosa voglio realmente scrivere. Grazie a Cornelia Violentilla scopro un grande Designer italiano, un artista, fondamentalmente un architetto. (per sua stessa ammissione)

Leggo un tweet dove la Cornelia Violentilla aveva semplicemente scritto “Un genio…” e poi aveva inserito il video che potete vedere qui sotto.


La mia curiosità mi spinge ad approfondire e anche se di sonno ve n’è in abbondanza, non resisto.

Clicco, leggo e scopro che questo incredibile signore già prima del 1969 aveva pensato che la tecnologia sarebbe stata così presente nella nostra vita che non poteva essere, grigia, brutta, visivamente e tattilmente inumana.

Creo così molti oggetti (macchine da scrivere, calcolatrici, elaboratori) per quella grande azienda italiana che fu la Olivetti. Uno dei suoi capolavori fu la macchina da scrivere Valentine qui sopra.

A questo punto mi vengono in mente tutte le persone (me compreso) che, parlando della Apple e di Steve Jobs, affermano che uno dei suoi grandi meriti sia stato quello di comprendere come la bellezza di un oggetto che usiamo quotidianamente sia importante tanto quanto la sua funzionalità, la sua efficienza, l’utilità etc. etc. Ed è proprio l’aver avuto questa intuizione che gli permise di dar vita a quel brand che ormai è una vera e propria religione.

Capiamoci, come ho già scritto qualche riga fa, io stesso ho detto più volte quella cosa su Steve Jobs. Non solo, questo stesso post è scritto con un MacBook e solo l’ora tarda fa stare tranquillo il mio Iphone.  Ritengo che i prodotti Apple non siano solo dei bellissimi oggetti, ma siano anche di grandissima qualità e che abbiano anche tante altre caratteristiche che li rendano veramente meravigliosi. Quello che sto dicendo è che Steve Jobs non ha avuto quell’intuizione geniale che permise a Sottsass di disegnare la Valentine, l’ha semplicemente riproposta molti anni dopo.

Nel 1979 la Olivetti fondò l’Olivetti Advanced Technology Center (ATC) a Cupertino, in California, proprio a due passi dalla Sede della Apple fondata appena 3 anni prima.

Chissà magari in un bel giorno di sole californiano quel capellone di Jobs era uscito a fare due passi per schiarirsi le idee, quando venne attirato dal ticchettio di una macchina da scrivere su cui un brillante ingegnere dell’Olivetti Advaced Technology Center stava scrivendo una sua relazione godendosi il venticello che soffiava dalla baia di San Francisco, si avvicinò e garbatamente lo lasciò concludere la sua relazione, dopo di che, ci scambiò due battute di circostanza prima di dirgli: “hai una bellissima macchina da scrivere, come si chiama?” ma questa è un’altra storia…