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L’interpretazione a “geometria variabile” che Beppe Grillo ha della democrazia è ormai cosa nota, a poco più di 2 anni dalla mia tesi di laurea posso ringraziare il comico genovese per aver confermato molte dei punti attorno cui ruotava il mio lavoro.

All’epoca Grillo teneva un tono ancora molto giullaresco, insultava si, ma in maniera canzonatoria, dava nomignoli, costruiva iperboli, e mandava tutti a f.

Dalle scorse elezioni amministrative ha cambiato registro, ha capito che il M5S aveva sfondato nelle menti degli Italiani, e quindi anche Grillo ha iniziato a credere nel suo progetto politico nato un po’ per burla.  (Chiamava il movimento la mia piccola P2)

Il registro linguistico di prima: l’irrisione degli altri, i politici descritti come ridicoli commedianti di una pantomima da dissacrare (Sarà una risata che vi seppellirà. -Bakunin-), ha lasciato spazio al nuovo registro molto più greve. Grillo ha assunto la narrazione bellica. Lo ripete come un mantra: “siamo in guerra, siamo in guerra” “siamo con l’elmetto”, e infonde coraggio ai suoi descrivendo “i nemici” come già morti. Leggi il seguito di questo post »

Ieri si è dimessa Renata Polverini, dopo gli scandali sui finanziamenti a pioggia ai consiglieri della Regione Lazio, si chiude una delle più oscene pagine politiche degli ultimi anni. Oscena non solo per gli scandali, ma anche per i toni, lo spessore culturale dei propri attori, il livello scandaloso della gestione della cosa pubblica.

Tornando indietro alle elezioni regionali del Lazio, penso alla sfida Polverini/Bonino, che si è risolta con la vittoria della prima nonostante l’esclusione della Lista del PDL per gravi irregolarità nella presentazione delle stesse.

Sulle motivazioni della vittoria della Polverini se ne sono lette e dette di tutti i tipi, più sulla sconfitta di Emma Bonino in realtà: “Non era appoggiata dalla componente cattolica del PD”, “Era contemporaneamente candidata anche in Lombardia”, “Non era di fronte alla sfida della vita come la Polverini” etc.

Molto meno si è potuto leggere sulle componenti che hanno portato alla vittoria di Renata Polverini, una su tutte, la collaborazione di uno dei maggiori “Spin doctor” italiani Claudio Velardi. Ho avuto modo di parlare con lo stesso Velardi a proposito della campagna della Polverini, e da un punto di vista squisitamente tecnico, credo che abbia fatto un ottimo lavoro, da grande professionista qual è.

Dall’esplosione dello scandalo Fiorito/Batman mi chiedo però se in un piccolo spazio remoto dentro di se, Claudio Velardi, non si senta un po’ in colpa.

Se la Polverini vinse contro la Bonino, parte del merito è anche suo, quindi se la Polverini è stata per due anni e mezzo alla guida della Regione Lazio, fino portarla a quello che lei stessa definisce uno “sfracellamento” un minimo di responsabilità Velardi forse la ha.

Va considerato che, come insegna lo spassoso dialogo tra i protagonisti di “Clerks”, ogni scelta professionale comporta una scelta etica, che può mettere a repentaglio noi stessi.

Io credo Velardi che non si senta affatto in colpa.

Lo credo perché secondo il mio parere all’80% non deve sentirsene: il suo è un lavoro da professionista che viene pagato per una prestazione ben precisa, non spetta a lui porsi questioni etiche e morali sulle conseguenze politiche sociali di una vittoria del proprio cliente. Al pari di un avvocato, si può scegliere di difendere o meno un cliente, basandosi sulle proprie convinzioni, e questa scelta dovrebbe riguardare solo la proprio coscienza e non il giudizio della pubblica opinione.

Credo che però un 20% di quel senso di colpa venga in realtà cancellato per rimozione psicologica e auto-convincimento sulla maggiore importanza di quel’80%.

In questi giorni mi sto interessando molto a Matteo Renzi, sto cercando di capirne di più, ascolto ciò che ha da dire e cerco di cogliere le impressioni delle folle che lo aspettano piazza dopo piazza. (Perché le folle ci sono, inutile far finta di no).

Su di Renzi, politicamente parlando, si sono scatenati tutti i “velenosi” commenti possibili, ed io rimango piuttosto sconvolto nell’osservare la scarsa capacità di apprendimento che dimostra la maggior parte del centrosinistra. Demonizzare Berlusconi non servì (anzi) e allo stesso modo demonizzare Renzi in questo momento sta ottenendo l’effetto contrario al voluto, di nuovo.

Tra i vari commenti che ho letto, c’è anche quello molto interessante della Professoressa Giovanna Cosenza, la quale sottolinea il parallelismo tra le scelte comunicative operate da Renzi con quelle già viste oltre oceano. Insomma la campagna di Renzi sembra il solito banale copia incolla delle campagne elettorali Americane (di Obama soprattutto), con qualche eccezione per il Sindaco di Firenze, che vi invito a leggere. (Dove ho anche postato il mio punto di vista.)

Mi ha colpito leggere un commento al post della professoressa. Il lettore analizza, criticandola, la scelta del payoff “Adesso!”, non sono molto d’accordo con il commento, perché io credo che quel payoff sia molto efficace, dà soddisfazione ad una sgradevole sensazione che penso molti, in Italia provino: siamo stanchi di aspettare.

La cosa curiosa, è che questo commento mi ha ricordato uno dei momenti secondo me più belli, e al tempo stesso più geniali, del film “Berlinguer ti voglio bene” di Roberto Benigni.

Ecco, senza mancare di rispetto a nessuno, né tanto meno fare paragoni assurdi, in quel “ADESSO!” di Renzi io un po’ ci vedo quel “VIA!” tanto sperato da Benigni.