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Mi è capitato di vedere questa immagine su FB, vantava un numero spropositato di condivisioni.

True Story!

La prima cosa che mi ha fatto pensare non è quanto FIFA13 sia meglio del suo rivale PES2013.
Ho pensato che una immagine così io l’avevo già vista, quando da studente facevo il Merchandiser nei centri commerciali e nei megastore dell’informatica.

Probabilmente quest’immagine è frutto di una piccola intuizione… fare una foto subito dopo aver finito di montare il dispenser ma prima di aver disposto tutte le copie di Fifa13 ha dato l’occasione di creare un meme per i social che indirettamente dicesse quale tra i 2 rivali nei videogiochi di calcio fosse il più apprezzato dai giocatori.

Non serve poi molto per innescare una comunicazione virale, a volte anche una piccola intuizione.

AVVERTENZA: Questo post è leggermente più lungo del solito, perché ho avuto l’onore di intervistare l’ideatore di una pagina facebook fantastica e di tutto quello che vi ruota attorno, scriverne di meno non sarebbe stato possibile né tantomeno giusto, buona lettura.

Chi per ragioni di lavoro o anche solo per cercare di pubblicizzare la propria passione si addentra nel mondo dei socialmedia, scopre ben presto che ottenere un “like” o una condivisione non è così facile come sembra.

vola basso nininCi sono dei classici errori che un approccio “fai da te” immancabilmente sconta: uno su tutti è quello di far confusione tra profili e pagine. Capita infatti di vedere attività commerciali oppure organizzazioni che aprono profili Facebook invece che pagine, questo oltre che a violare palesemente il regolamento di Facebook è uno degli errori più grossolani. A volte chi apre un profilo invece di una pagina lo fa scientemente perché crede che l’amicizia ottenuta da un contatto sia più duratura e più facile da ottenere che un “like” sulla propria pagina.

In realtà chiedere l’amicizia ai potenziali clienti è il modo migliore per scocciarli.

Per ottenere “like” da parte dei vostri clienti (o fan), soprattutto nei momenti iniziali, bisogna tener presente di molte cose. Se mi chiedessero di considerarne una sola io consiglierei sempre di mantenere il contatto con la vita reale, con quello che ogni giorno fate concretamente off-line, invece di cercare a tutti i costi di attirare e attrarre. Siate sinceri, raccontatevi.

Internet è importante, ma non è il sostituto della realtà.

L’efficacia dei vostri post è insita in un continuo intreccio tra off-line e on-line, quello che fate nella vostra giornata deve entrare nel social media. Quello che costruite, cioè il vostro network sociale, deve in qualche modo concretizzarsi con la vita reale che vivete fuori dalla rete.
Per riuscire a far questo è importante che teniate presente un altro concetto: la Cross-medialità.
Essere Cross-mediali significa comunicare utilizzando forme diverse: audio, video, scrittura, immagini.. ed inoltre tutti questi formati differenti devono ibridarsi, devono entrare in contatto ed influenzarsi, per certi versi fondersi senza perdere la propria peculiarità.

In questo post vi voglio presentare un caso di successo che rappresenta perfettamente questa “ibridazione” tra forme diverse, mondi diversi, epoche diverse.

quilly

La settimana scorsa ho avuto il piacere di intervistare Simone “Quilly” Tranquilli che insieme a Leonardo Barucca e Andrea Scaloni ha fondato “Gent’d’S’nigaja”, una pagina facebook che nonostante si possa considerare “di nicchia” vanta quasi 6000 “like” su facebook e una fantastica interazione reale/virtuale: basta solo dire che i loro “meme” sono usciti dalle bacheche di Facebook per diventare quadri appesi nei principali locali di Senigallia, perché tutto nasce da qui.. da Senigallia.

Quadri

Senigallia è una cittadina di mare della provincia di Ancona nelle Marche, famosa per aver dato i natali al Papa con il pontificato più lungo dopo quello di Pietro, per il CaterRaduno di Radio2, per la spiaggia di velluto e  per il mega raduno anni ’50 conosciuto come Summer Jamboree.
“Quilly” mi spiega che il dialetto Senigalliese è l’ultimo avamposto del dialetto gallo-italico ereditato dai Galli di Brenno che sconfisse nel 300 a.C. i Piceni e che poi dopo aver messo a ferro e fuoco Roma tornò a stabilirsi nelle zone intorno Senigallia fino alla Battaglia del Sentino.

In questa cartina dell’area cispadana, la zona di diffusione del dialetto galloitalico marchigiano è quella colorata in rosa scuro con la dicitura “IVg – Marchigiano Settentrionale”.

Simone “Quilly” è un collage di eclettismo, intraprendenza e simpatia, ma non solo, è anche un edicolante del lungo mare della splendida Senigallia.
Mescolando intuizione, attenzione grafica e una naturale inclinazione per l’ironia ha saputo creare un caso di successo in poche “semplici” mosse.

Mi racconta che la nascita del primo “meme” nasce proprio da una telefonata col suo medico mentre casualmente stava vedendo un’immagine del Dottor House, da li in poi non si è più fermato.

house

La pagina Gent’d’S’nigaja conta un traffico che si aggira intorno ai 1000 “ne parlano”, per ottenere questo risultato il segreto è nell’aggiornamento costante e nella curiosità di sperimentare nuove possibilità cross-mediali.

Il trio infatti non si è limitato a deliziare il web con “meme” esilaranti e poesie dialettali, ma ha sapientemente portato la sua azione dal mondo reale in rete con video delle loro performance live di reading di poesie vernacolari, oppure facendo l’inverso, cioè far uscire l’on-line nel mondo reale, con magliette e felpe irriverenti o altri divertenti oggetti di culto.

felpe
Questa incredibile fertilità creativa ha saputo generare un Brand che le persone amano mostrare per condividere la propria appartenenza ad una comunità locale e dialettale come quella Senigalliese, non importa se è per nascita o per il legame che in anni di villeggiatura estiva si è creato, chiunque si senta legato a Senigallia ora può dichiararlo al mondo con la maglietta di Gent’d’S’nigaja ed entrare a far parte della “Gent’d’S’nigaja around the world” ovvero l’album dei fan che si fanno fotografare in giro per il mondo con le magliette di Gent’d’S’nigaja.

CNN

Il segreto di questo fenomeno è anche nel perfetto connubio tra valore locale e mezzo globale.
Il dialetto in rete funziona perché come direbbero i sociologi è la quinta essenza del Glocale, cioè della fusione tra un elemento distintivo e percepito come un valore positivo locale catapultato ed espresso su scala globale grazie ad un mezzo (media) globale come la rete internet.

Gent’d’S’nigaja è anche un blog in continua evoluzione, dove a breve dovrebbe nascere anche una sezione e-commerce richiestissima da chi segue la pagina dall’estero e non può passare all’edicola di Quilly per accaparrarsi l’ultima trovata.

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Articolo apparso nella cronaca di Senigallia del “Corriere Adriatico”

Gent’d’S’nigaja si fa anche promotrice di iniziative di importanza sociale o di attività commerciali che valorizzino il territorio, tra le ultime ricordiamo “Senzanbocch“, un mercatino del baratto e micro-baratto ben raccontato da “Quilly” in persona in questo video.

Senegal

Tutto ciò è nato negli anni, spontaneamente con passione e dedizione.

Il caso di Gent’d’S’nigaja ci insegna che se c’è autentica passione e sincerità intellettuale, questa verrà esaltata da una sapiente attività sul web, se invece le attività che si vanno a generare vengono pensate esclusivamente come mezzi per ottenere qualcos’altro la loro efficacia sarà nulla o addirittura negativa.

Dopo le esternazioni di Guido Barilla chiunque si occupi di comunicazione si è chiesto come avrebbe affrontato quell’immenso terremoto comunicativo che ne è seguito.
La Barilla o chi per lei, ha deciso di chiedere scusa con la seguente immagine e con una lettera di chiarimento sul sito ufficiale.
Personalmente credo che questo sia il minimo sindacale. Io spero che una grande azienda come Barilla, che in passato ha scritto pagine di marketing molto interessanti*, stia preparando uno spot che sappia ribaltare la situazione andando a centrare uno dei “must” della comunicazione: “trasformare un problema in una opportunità”. (In alternativa non faranno nulla, lasciando che cada il silenzio intorno a questo brutto inconveniente, ma tra petizioni e boicottaggi internazionali questo scivolone del Presidente rischia di costare tantissimo all’azienda.)

Quello che impressiona è come una grande azienda come la Barilla (ma per esempio anche come Patrizia Pepe o Abercrombie & Fitch) spesso sembri completamente impreparata a reagire ad una cosiddetta crisi di comunicazione, ovviamente non è così, cioè non sempre.

Quando si genera una crisi di comunicazione la polemica monta in poco tempo ed i meccanismi di diffusione tipici della rete espande il problema a macchia d’olio. Aginare la cosa spesso è impossibile, se non controproducente e trasformare quel problema in una opportunità richiede: tempo, talento, risorse, e molto spesso un’ammissione di aver sbagliato da parte dell’azienda.

Tutte cose molto difficili da realizzare in poco tempo soprattutto mentre i propri competitors fanno “instant marketing” banchettando sulle macerie del disastro:

Un esempio interessante di risposta tempestiva e molto efficace è quella della Next Media Animation che ha risposto in pochissimo tempo al video molto simpatico della sua ex dipendente Marina V. Shifrin che per lincenziarsi aveva deciso di fare questo video:

La risposta dell’ufficio è stata tempestiva e perfettamente calibrata, l’azienda infatti ha rispedito al mittente il video rifacendone un altro a sua volta, cercando di riabilitare la company reputation mostrando i benefit per i dipendenti e molta auto-ironia:

Senza entrare nel merito dei motivi che hanno spinto la Shifrin a licenziarsi in questo modo un po’ vendicativo (che ci faceva in ufficio alle 4:00 di mattina per esempio) l’unica critica che si può muovere alla video risposta dell’azienda è quella di non essere stata originale, ma l’originalità non è tutto.

In tutta questa storia c’è anche chi c’ha guadagnato a sua insaputa (e già capita anche questo) sto parlando ovviamente di Kanye West autore della colonna sonora di questi video virali.

*(tra tutti ricordiamo l’innovativo caso di Co-Creazione con il progetto “Il mulino che vorrei”. Per degli approfondimenti: qui o qui oppure su “Marketing non-convenzionale” di Cova,Giordano, Pallera.)